sabato 15 dicembre 2012

Le regole del quaderno viola

Erik in fondo era un ragazzo normale. Studiava, usciva con gli amici, giocava a calcio. Il ragazzo nella media. Eppure il vecchio Erik aveva tutta una sua serie di abitudini che proprio normali non si potevano definire, ma che lui rispettava con devozione quasi fossero dei rituali scaramantici: quando accompagnava qualcuno in macchina, il nostro E entrava per ultimo nell’abitacolo e allo stesso modo, usciva dopo che tutti i passeggeri erano scesi. Erik raccoglieva tutte le monete da 1 centesimo in una scatola di latta. Ogni anno si recava nel bosco, in un posto appartato solitamente sotto un grande albero, e la sotterrava. Erik dormiva senza cuscino, metteva lo zucchero nella tazza vuota prima di versare il caffè, conservava sempre una delle due scarpe quando ne dismetteva un paio; inoltre teneva un quadernetto viola sul quale scriveva ogni tanto. In quel blocco, Erik annotava avvenimenti, incontri, serate, comportamenti che lo coinvolgevano. Il tutto veniva riassunto dal nostro vecchio E con una regola scritta in maiuscolo e sottolineata. In pratica, se lui imparava qualcosa da una determinata situazione, la scriveva sul suo quaderno, la faceva diventare una regola e la rispettava, come se fosse una questione di vita o di morte. Cazzo se la rispettava. Mi ricordo che una volta tornò a casa molto scosso dopo un diverbio con una sua cara amica a causa di una qualche implicazione amorosa del loro rapporto. Giunto in camera, Erik si premurò di annotare sul suo blocco che da quel giorno non avrebbe mai più avuto una amica e confidente donna. Detto fatto. Anche a costo di isolarsi, il vecchio Erik cominciò meticolosamente ad allontanare da lui tutte quelle che considerava amiche. Rispettava le sue regole minuziosamente e non c’era verso di smuoverlo dalla sua decisione. Più avanti, mi disse che le regole che si imponeva erano frutto di grandi periodi di ragionamento e meditazione. Non erano impulsivi o mossi dalla rabbia. Erano ragionati ma, una volta trasformati in regola, inflessibili. Erik era fatto così. Ultimamente il campo di applicazione delle sue regole si stava spostando più sul suo stile di vita rispetto alle donne, che fino a quel momento avevano dominato il quaderno viola. Mi spiegò che si era rotto il cazzo di ragazzette in cerca solamente di un po’ di attenzione o di smorfiosette provinciali capaci solo di cagare sentenze su facebook o twitter. Si era stancato di donne in lacrime che lo cercavano solo perché il fidanzato di turno, il classico bulletto di merda, le aveva appena suonate come tamburi lasciando sul loro corpo lividi o occhi neri. Si era stancato di essere la ruota di scorta. Ogni tanto mi capitava di chiedergli il perché di questo cambiamento. Dopo tutto le ragazze erano sempre state la sua passione. “Perché ho cominciato a pensare più in grande” mi disse accendendosi la sua Winston Blu e dandomi una pacca amichevole sulla spalla. Al momento non compresi cosa intendesse dire. Ma sorrideva sereno. Più si andava avanti più le sue auto-imposizioni diventavano rigide e al limite del masochismo. Smise di giocare a calcio e addirittura di uscire con noi. Lo rividi dopo molto tempo al mio compleanno quando, prima di uscire di casa, passò a salutarmi. Mi portò un regalo ed un biglietto. Parlammo solamente 5 minuti perché come al solito, ero in ritardo. Mi regalò un quaderno rosso, sul quale aveva annotato qualche suo pensiero nelle prime 3 pagine. Sul biglietto invece c’era scritto: “Sei veramente un bravo ragazzo e ti voglio bene. Ma attenzione che in questo mondo i buoni perdono.. sempre”. L’ultima volta che lo incontrai, mi aspettava in macchina a qualche centinaia di metri da casa mia. Fumammo insieme una sigaretta, mi fece ascoltare un pezzo dei Punkreas che ci piaceva un sacco. Poi tirò fuori il suo quaderno viola e me lo porse. “Sono più di 3 mesi che non scrivo più regole. Sai che significa? Significa che qui non ho più nulla da imparare e quando arrivi a questo punto, l’unica cosa da fare è andarsene.” Mi lasciò il quaderno. Mi disse che avrebbe guidato verso nord, fino a trovare un posto adatto a lui. Disse che l’avrebbe capito. Gli lasciai 50€ per le spese e dovetti insistere quasi un’ora per farglieli accettare. Poi partì, col sorriso sulle labbra, sapendo con certezza quello che lasciava ma col cuore colmo di gioia per l’ignoto che l’attendeva. Le sue regole da allora mi aiutano ad affrontare quello che veramente è un mondo del cazzo. Mi hanno insegnato a dare il giusto valore alle cose e alle persone. Mi hanno insegnato che non bisogna aver paura di cambiare. Non vidi mai più Erik.