mercoledì 3 aprile 2013

Il ciclo di una lacrima

Apre gli occhi. No cazzo, vuole dormire ancora e si gira dall'altra parte. Un rumore, poi il suono di cento clacson. Nell'appartamento accanto uno stereo spara musica pessima a tutto volume, coprendo le grida di un litigio. Niente da fare. Si alza.
La città giù di sotto ha già cominciato a vivere. Si è ridestata dal torpore notturno per tornare ad essere un formicaio impazzito, dove i suoi abitanti se ne fregano di tutto e tutti, guardando sempre in basso e tirando dritti.
Fa colazione. Guarda la Tv mentre finisce di riordinare le idee. Si lava il viso. Le lacrime della sera prima hanno lasciato dei piccoli segni, puntini bianchi sulla pelle. Via basta. Una sciaquata con acqua tiepida e quei segni sono svaniti. Smettere di pensarci. E' così difficile?
Prende giacca e zaino. Chiude la casa. Scende per strada, nel formicaio, diventa formica pazza.
L'autobus è stracolmo come al solito. Razze, colori, storie diverse si intrecciano in un mischuglio di odori, sensazioni organiche che colpiscono come uno schiaffo in pieno volto. Accende la musica. Si isola.Le porte si aprono. Scende.
L'aula è gremita. Gente che urla, che indica, che bisbiglia. Una zona tranquilla. Una sedia libera in una fila completamente vuota.
Volano pezzi di carta. Euforia alle stelle. Ora che è calmo, ci ripensa. Quel pensiero torna a martellare, come lo scalpello di un falegname. Incide e scava, sempre più a fondo. Un nervo scoperto, lì alla mercè delle intemperie. Poi silenzio.
Qualcuno sta entrando. Zitti. Comicia a parlare. E' vecchio e i suoi vestiti sono gli stessi di ieri.
La voce soporifera enuncia numeri, formule, mentre la sua mano tremula disegna grafici, rette che si intersecano, diagrammi senza un perchè.
Spegne la musica.Scrive. Il pensiero si è allontanto di nuovo. Due ore passano lentamente, i minuti sono tutti lì in fila come centoventi soldatini. Si susseguono, uno dopo l'altro. Ecco l'ultimo. Si, finalmente. E' finita. Esce.
Un panino cotto alla bellemeglio che non vale i soldi spesi. Una Coca e via.Mentre mangia ecco che ritorna. Stavolta parte da qualcosa di nuovo, intraprende nuove strade, si avventura in zone oscure, in coni d'ombra sconosciuti ma al termine del viaggio va sempre a finire lì. E ricomincia a scavare, trova il fondo e comincia a trivellare. Sempre più giù.
Studia. L'aula è silenziosa. Tra i libri aperti, gli appunti disordinati e la calligrafia da terza elementare non può che rispuntare. Ha pranzato con lui, ora lo segue anche nello studio. Non se ne va il bastardo.
Qualche ora ma è dura. Poi stop. Torna a casa.
Di nuovo sull'autobus, di nuovo con la musica sparata nelle orecchie. Parte una ballata. No cazzo. Il collegamento è più che ovvio ed eccolo che torna a dare fastidio anche sull'autobus. Pensiero incessante. Dubito abbia l'abbonamento ma nessun controllore se ne accorgerà.
E' davanti alla porta. Sale le scale. Fuori il sole saluta e torna da dove è venuto.
Disordine. Chissenefrega.
Una doccia. L'acqua calda massaggia le spalle e lava via l'acido e il veleno della città. I suoi odori e i suoi vizi colano nelo scarico.
La radio è sempre accesa. Una canzone triste aleggia nell'aria. No cazzo, non la si può cambiare. La ascolta. Chiude gli occhi e la rivede.
Di un colore così raro quei capelli e quella bocca. Vattene. Occhi color nocciola con taglio da principessa Maya. Basta ti prego.
Torna alla realtà. Perchè soffrire così?
L'ultimo shampoo va via veloce. Ha fretta di uscire e di spegnere quella maledetta radio. Si asciuga. Si veste.
La porta è chiusa ma non servirà a niente perchè entrerà lo stesso. Più si avvicina lo notte più è lì, in attesa come un lupo che attende la sua preda.
Mangia.Guarda la Tv. Una partita. Finalmente un'altra distrazione. Poi un film sta finendo. L'epilogo è ovviamente un lieto fine. Speranze per un mondo diverso che non esite.Si alza dal divano. E' stanco.
Si lava i denti. Sia avvia verso il letto come un condannato al patibolo. Lui lo sa. Li tra quelle coperte c'è già qualcuno che l'aspetta. A breve inizierà una lotta selvaggia, un combattimento. Le forze non si equivalgono. Ha la meglio.
Ricomincia a scavare, a trivellare, a spostare mucchi di ricordi, di sensazioni, di emozioni. Ci siamo quasi. Eccolo. Il cuore. Il vero obiettivo.
Ora è davvero finita. Tutto torna alla mente, pensieri, reminescenze talmente nitide da sembrare reali, dettagli e profumi. Torna indietro al tempo in cui lei non era solo un ricordo assillante. Errori pesanti. Se sbagli paghi, oh si se paghi. Troppo però. Errori minimi, particolari, incastri non riusciti e qualcuno che torna a portarti un conto talmente salato da toglierti il sonno. Niente più sogni.
Non poteva andare diversamente. Anche questa sera ha perso. Lui pensa. Un pensiero positivo finalmente. Qualcuno che ti può battere c'è maledetto ricordo. Più si va avanti, più ti fai debole. Il tempo ti sta tagliando le gambe e prima o poi col suo aiuto ti sconfiggerà.
Nel frattempo sgorgano come ruscelli e bagnano le guancie. Lacrime salate, dense, il risultato di una giornata di combattimento. Lacrime dunque. Quelle lacrime che domani una sciacquata di acqua tiepida porterà via.